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In questo articolo abbiamo voluto fare una cosa un po’ diversa dal normale.

Ci siamo accorti che – dopo un anno e 50 puntate – nel podcast non abbiamo mai parlato di noi…

“Noi” in quanto Federico e Jonni.

Perciò ne abbiamo voluto approfittare… 

Certo, non sarà una puntata come al solito…

Non ci saranno notizie.

Non ci saranno le domande solite di Francesco che ci ha seguito fino ad oggi come moderatore.

Insomma, parleremo proprio di noi, nella maniera più libera possibile.

Chi erano Jonni Malacarne e Federico Lucca prima di fondare BlueTensor?

Federico Lucca: Sono sempre stato curioso nei confronti della tecnologia. Non ho mai perso la voglia di testare, provare e costruire nuove soluzioni, anche a discapito dei miei interessi. Sono sempre stato in cerca dell’ultima tecnologia, degli ultimi sviluppi, delle ultime novità. Ho sempre rincorso la mia passione della tecnologia fino a farmi portare dall’altra parte del mondo. Questo è il fil-rouge dei miei ultimi 18 anni di lavoro in ambito informatico.

Ho iniziato alle medie ad avere a che fare con il primo computer e da lì non ho più smesso. Mi sono occupato di questa tecnologia in vari settori, dalla pubblica amministrazione, all’agricoltura, ai servizi. Ho seguito la tecnologia ovunque mi portasse, e ho cercato di dare il mio contributo ovunque, con novità e applicazioni reali di ciò che riuscivo a fare bene.

Poi, alla fine, verso il 2011, ho iniziato a seguire questo ramo dell’Intelligenza Artificiale facendo piccoli esperimenti a casa, quando ancora Siri e Alexa non esistevano e al loro posto c’erano motori che ti permettevano di interagire con la voce per controllare il PC. Penso che poi l’exploit sia arrivato quando sono diventato responsabile del reparto Ricerca & Sviluppo di un’azienda che mi ha fatto scoprire la maturità di questa tecnologia. A quel punto ho voluto iniziare questo percorso con una realtà che poi sarebbe diventata BlueTensor.

Jonni Malacarne: Prima di BlueTensor sono sempre stato una persona curiosa e appassionata di tecnologia (tanto che la mia curiosità talvolta mi ha pure fregato). Il mio primo computer è stato il Commodore 64 quando ero all’asilo, che avevo a disposizione anche se non era mio. Alle scuole medie ero l’unico che riusciva ad aprire un computer e a smanettarci ad un certo livello, e alla fine alle superiori avevo già acquisito un’ottima capacità di sviluppare.

Ecco, lì mi sono un po’ annoiato dell’informatica “tradizionale”, che ai tempi – stiamo parlando di anni Novanta – era quasi interamente dedicata allo sviluppo di gestionali. Io ero un po’ stufo di queste cose, per cui ho cercato di imparare qualcosa di un po’ più innovativo, e l’ho trovato nella facoltà di Ingegneria delle telecomunicazioni di Trento, che all’epoca aveva un ramo che si chiamava “Tecniche avanzate di riconoscimento dei segnali”, all’interno del quale c’erano dei corsi di machine learning e pattern recognition che sono praticamente le basi dell’Intelligenza Artificiale. E da lì ho avuto delle esperienze lavorative sia all’estero che in Italia.

Ho sempre cercato di lavorare su progetti innovativi con un approccio ingegneristico e concreto, quindi senza fermarsi sulla ricerca fine a se stessa, ma finalizzata a creare una soluzione o un prodotto innovativo.

E quando ho proposto a Federico di iniziare un progetto, inizialmente lui era un po’ dubbioso, finché un bel giorno me lo sono visto arrivare a casa in moto. Da lì abbiamo fatto una chiacchierata e abbiamo condiviso il nostro piano, la nostra visione, il nostro obiettivo, e siamo partiti.

Cos’è successo quando avete scoperto l’Intelligenza Artificiale?

Jonni Malacarne: Io ho approcciato il tema a metà anni 2003-2004, avendo fatto una tesi di laurea sull’argomento (che sembrava più una tesi di matematica o statistica, più che una tesi di ingegneria).

Dopo la laurea, dissi al mio primo datore di lavoro durante il colloquio: “Se mi prendi ti faccio fare un balzo tecnologico in avanti di 10 anni!”. Questo perché già parlavo di machine learning, di analisi predittiva, di prevedere le manutenzioni… Ed era appena il 2005. Di fatto, la risposta è stata: “Scendi giù dal piedistallo e inizia a lavorare”. E lì ho capito subito che il mondo della ricerca e il mondo della realtà dell’industria non sono sempre allineati. Ora forse lo sono un po’ di più grazie anche alla divulgazione, mentre fino agli anni 2000 non tutti avevano accesso a Google e le informazioni non giravano così velocemente (e in Italia abbiamo ancora qualche ostacolo, come ben sappiamo).

Io comunque non mi sono abbattuto e ho sempre cercato progetti innovativi, progetti dove potevo mettere in pratica quello che avevo studiato, la mia passione, e percorrere strade che non erano state percorse prima.

Sappiamo bene che percorrere una strada che non è stata percorsa vuol dire andare contro anche dei bei vicoli ciechi, quindi ho avuto anche qualche bel caso di insuccesso – non è stato tutto rose e fiori.

Quindi, io ho sempre cercato di essere un po’ il pioniere su tante iniziative.

Alcune di queste sono state molto interessanti e mi hanno fatto capire che queste tematiche potevano essere introdotte con estrema concretezza portando dati reali, risultati reali ad aziende nel settore industriale.

Di fatto noi siamo partiti sviluppando l’Intelligenza Artificiale per il settore industriale in Italia, focalizzati su questo. Sarebbe stato molto più facile aprire una web agency e proporre software “tradizionali”, ma abbiamo scelto questa strada perché è quello che ci piace fare, perché stiamo vedendo uno sviluppo in questa tecnologia.

Federico Lucca: Il concetto è semplice. Molti sviluppatori si aspettano che il PC su cui lavorano ore ed ore da anni prima o poi inizi a parlare con loro. Di fatto, con le competenze a livello informatico, tutto quello che hai sul PC lo potresti creare, anche se ti servono anni e anni di lavoro.

Fare un programma che ti permetta di interagire con il computer, o permetta al computer di parlare con te, è una cosa in cui un informatico sperato. 

I miei tentativi di fare i sintetizzatori vocali sono partiti nel 2006-2007, prima che esistesse Alexa, quando io ero ancora all’università. Chiaramente la qualità era tutt’altra… Già se un computer ti rispondeva al saluto era tanta roba. All’inizio era un modo goliardico per interagire con questo mondo virtuale, mentre adesso è il tuo mezzo di lavoro. Il concetto di Intelligenza Artificiale, il vedere la macchina che inizia a pensare, a fare e a lavorare da sola, è sempre stata di grande interesse per il mondo.

Anche nel film di Matrix, Neo stesso che si vede rispondere dal computer e che inizia a scrivergli, è un momento che da una svolta alla situazione, perché l’informatico, il nerd di turno, inizia ad interagire con la macchina.

Quindi è una cosa che sottotraccia segue sempre la vita dell’informatico. Da qui in poi la volontà di conoscerla, e quindi concettualizzarla con il termine di Intelligenza Artificiale, cioè il computer che inizia ad apprendere dal mondo reale.

Com’è arrivata la decisione di produrre SOLO software di Intelligenza Artificiale e perché il nome BlueTensor?

Federico Lucca: Jonni ed io ad un certo punto ci siamo stufati di vedere la tecnologia che avanza e che non viene applicata per migliaia di motivi.

La volontà di fondare BlueTensor, di andare avanti con BlueTensor era quella di dire “noi conosciamo l’ultima tecnologia, la sappiamo sviluppare, e ve la possiamo dare in modo ingegnerizzato e concreto per dare risultati concreti”. Penso sia questo il riassunto. Quindi, che sia passione, che sia voglia di mettersi in gioco, il sentimento di partenza di BlueTensor è sempre stato dimostrare che quello che vediamo noi nell’innovazione può essere trasferito nel business.

Jonni Malacarne: Ricordiamo che noi siamo stati un po’ i pionieri in Italia. Non siamo usciti da un incubatore, non abbiamo preso finanziamenti e siamo partiti proprio secondo l’approccio imprenditoriale più tradizionale, con i primi progetti “finanziati” dai clienti che ci hanno dato fiducia. Cosa che non è per niente scontata, perché l’Intelligenza Artificiale non è come un paio di scarpe che ti vai a prendere, te le provi, ti vanno bene o le cambi.

L’Intelligenza Artificiale devi cercare di spiegarla al tuo potenziale cliente, a cosa deve immaginare, che devi sapere che inizierà a metterci mano… cioè inizieremo a svilupparla dopo qualche mese di analisi, dopo aver analizzato i dati, quindi il cliente inizierà ad avere i primi benefici dopo N mesi.

Pertanto non è immediato, non è come un’altra soluzione software che immediatamente puoi utilizzare. Ci vogliono N mesi perché sia presentata e altri N mesi perché ti dia risultati. Quindi, ci deve essere una consapevolezza anche da parte dell’imprenditore.

Noi abbiamo sentito e abbiamo avuto l’intuizione che questa tecnologia sarebbe stata dirompente, che avrebbe portato delle novità pazzesche, perciò era opportuno partire il prima possibile. Per noi è sempre stato meglio essere focalizzati su una cosa invece di farne tante e aggiungerne anche altre. Per cui, rispetto ad un’altra società che fa tante cose – e poi aggiunge anche l’Intelligenza Artificiale – noi abbiamo pensato di fare una cosa, e quella cosa lì la facciamo bene, non facciamo altro.

Federico Lucca: Il nome “BlueTensor” è nato mezz’ora prima di andare a firmare i documenti dal notaio. E la sua storia è anche molto particolare. Quando ci siamo confrontati io e Jonni abbiamo pensato subito che avremmo formato una società di software di Intelligenza Artificiale, punto. Conoscevamo il business model delle consulenze, così siamo partiti da quello. Da quel momento abbiamo tirato fuori un’idea di azienda in cinque mesi. Avevamo anche i primi input dai possibili clienti che aspettavano la nostra società, ma mancava il nome.

Io, pur avendo anche passate esperienze, avevo difficoltà a scegliere il nome, perciò non mi ero mai posto il problema che sarebbe stato difficile per me pensare ad un nome della società, invece è stato un parto difficile.

Il nome doveva riprendere il colore della mente, quindi il blu. Quindi un logo o qualcosa che ricordasse il blu o l’azzurro, ma non quello dei social. Diciamo che il punto di partenza potrebbe essere stato anche DeepMind, la start-up che poi è stata acquisita da Google.

L’idea di BluteTensor è nata da un ragionamento, per cui il Tensor sarebbre il tensore, l’unità di misura che si usa quando si creano modelli. Blue per il fatto che era il colore che arrivava dalla mente, da ciò che è mentale. 

Alla fine, tra i vari incroci del nome e varie vicissitudini, il concetto di BlueTensor è questo. 

Quando avete capito che eravate sulla strada giusta?

Federico Lucca: Dopo aver finito i documenti ascoltavamo in religioso silenzio il notaio che stava leggendo lo statuto della società, ed è stato detto il valore contrattuale della creazione della società… Jonni si alza e va a correggere il notaio dicendo che quel prezzo non era quello che pattuito. Ecco, neanche il tempo di fondarla e già avevamo le idee chiare che le regole sarebbero state le nostre.

Jonni Malacarne: La cosa che mi ha fatto capire che era la strada giusta è stata la prima volta che Federico mi ha portato un risultato, che è stato un “effetto wow” di un cliente che ci aveva dato fiducia e con il quale io nutrivo dei dubbi, mentre lui mi ha portato l’”effetto wow” e ho capito che era il partner giusto e siamo una squadra vincente. In un secondo momento ho capito che eravamo sulla strada giusta quando i clienti hanno iniziato a farci i complimenti per il lavoro fatto. Quindi, i complimenti di un cliente credo siano una motivazione più grande perché vuol dire che stai facendo qualcosa che gli fa migliorare il loro lavoro, e quindi la gratitudine di un cliente credo sia la leva motivazionale più importante che c’è, più importante anche di vedere il fatturato che cresce o i collaboratori che aumentano.

Com’è andata fino ad ora e quale sarà il futuro?

Jonni : Noi eravamo molto orientati al settore industriale, focalizzati sull’industria all’inizio pandemia, per cui noi che possiamo lavorare fondamentalmente ovunque non abbiamo problemi di linee di produzione o di spazi… Ma ci siamo trovati nel giro di una settimana da essere pieni di lavoro a non avere lavoro, proprio perché i nostri clienti erano aziende che si sono trovate a chiudere da un momento all’altro, per cui lì c’è stato un momento di destabilizzazione.

Fortunatamente avevamo dietro un team piccolo ma solido ed estremamente competente per riuscire a seguire e trovare le opportunità e portarle a casa, senza pensare agli aiuti che sarebbero o non sarebbero arrivati, ai ristori, alla cassintegrazione…

Abbiamo fatto proprio uno switch mentale e siamo andati a cercarci le opportunità: abbiamo vinto la gara con OMS e da lì poi abbiamo continuato con altre aziende che non avevano avuto problemi durante il lockdown.

Finita la prima ondata, le aziende che prima avevano rallentato hanno ripreso a lavorare, sono tornate e questo ci ha permesso di crescere ancora e quindi avanti tutta, chi si ferma è perduto.

Federico: Sicuramente l’anno scorso è stato un anno piuttosto duro, ma sicuramente è stato l’anno in cui abbiamo fatto un po’ la svolta. Siamo passati da quello che poteva essere il percorso lento da web agency che manda 10 preventivi sperando di prenderne 1, ad una situazione in cui mandiamo 10 preventivi e ne prendiamo 9.

La cura nostra del cliente, delle problematiche del cliente, assieme a tutto un modo di approcciare una piccola azienda già con delle regole, un’organizzazione più strutturata, si è rivelata sicuramente vincente perché quando andiamo a parlare, quando andiamo a proporre questa tecnologia innovativa alle aziende, queste si trovano di fronte delle persone strutturate, organizzate, e questo ci ha sicuramente dato merito perché i commenti continuano, ed è una cosa che io e Jonni volevamo che la nostra società trasmettesse.

Quindi, ti accompagnamo in questo percorso di innovazione, di approccio della nuova tecnologia a queste sfide che comunque sono presenti sempre nella vita di un’azienda.